dott.ssa Valeria Zurlo
la molteplicità di stimoli nelle abilità circensi
Riflessioni sulla pedagogia del circo
La scelta delle abilità circensi come strumento pedagogico si muove dalle considerazioni circa ciò che il Circo rappresenta nell’immaginario sociale condiviso, per calarle nelle possibilità di stimolo sociale che esse possono costituire in gruppi di apprendimento; ma anche dall’esperienza di tutta la potenzialità di esplorazione fisica ed interiore che la pratica delle abilità stimola. Dunque c’è un aspetto sociale e relazionale ed uno psicologico ed individuale nell’esperienza di apprendimento delle abilità circensi.
Aspetti psicologici ed individuali
In primo luogo la varietà delle abilità circensi fa si che chi le pratica, nello stesso tempo, potenzia il proprio schema corporeo, riconoscendolo e lavorandoci nelle abilità che più gli si confanno, e lo arricchisce, lavorando ed affinando anche abilità che toccano i suoi “punti deboli”.
Ogni individuo esplora, nella pratica delle abilità, il proprio “corpo vissuto” (per dirla con Le Boulch) funzionando nella relazione con il mondo.
Le abilità richiedono un’attività integrata di fare e saper fare, di azioni concrete e memoria di ciò che si è già acquisito per affinarlo, induce a pensare con ed attraverso il corpo, cosa che, riuscendo sempre meglio, agisce positivamente sul “piacere di funzionamento”.
Soprattutto all’inizio, ma poi nella pratica costante, ci si trova a contatto con l’emozione forte della frustrazione di non riuscire e con il proprio modo di affrontare e trasformare tale emozione.
La finalità apparentemente principale nelle abilità circensi è perfezionare la tecnica ( e, di certo, è uno dei motori più forti per praticarle: il divertimento di riuscire!!), ciò avviene nella ripetizione per perfezionare e nel ripetere elementi tecnicamente sempre più complessi. Nel ripetere si trasforma in positivo ciò che all’inizio sembrava difficilissimo, in qualche modo è la permanente realizzazione di ciò che G. Klein definisce la “trasformazione in attivo”, uno dei funzionamenti umani per cui si tende a ripetere un’ esperienza negativa per padroneggiarla e trasformarla in positivo in esperienze successive analoghe.
Il riuscire gradualmente a padroneggiare gli oggetti e le proprie azioni sempre più risponde, come già accennavamo, al piacere di funzionamento, un altro “meccanismo” umano che consente al bambino di progredire nella crescita psicomotoria. Il piacere di funzionamento favorisce l’integrazione del se, del senso di autonomia e dell’iniziativa soggettiva, caratteristiche tutte essenziali alla creatività ed alla creazione di “numeri” circensi.
Sarei portata anche a ritenere che l’obiettivo del mostrare ciò che si è creato possa contribuire ad operare sui sistemi di attivazione ed inibizione dell’azione (Laborit) in modo da far esperire un equilibrio armonioso determinato dalla necessità e dal piacere. La finalità di creare un “numero circense” focalizza fortemente sulle azioni da affinare, le quali portano con loro molte altre azioni “libere” dal controllo che svolgono la funzione di smuovere blocchi emotivi.
L’opera di concepire, sviluppare e mostrare una performance (anche molto semplice…) determina una consapevolezza circa la personale rappresentazione della realtà ed al proprio modo di relazionarsi con tale rappresentazione, sia a livello corporeo che concettuale.
La finalità di veicolare una personale percezione del mondo attraverso un’attività performativa promossa da individuali qualità mimiche, dello sguardo, nella postura, gestuali, toniche riconnette al sé bambino e lavora interiormente attraverso la gratificazione e la realizzazione di sé.
Le abilità circensi e le forme, i giochi del corpo, le azioni scelte finiscono per rappresentare “altro” in spettacolo; tale attività simbolica contribuisce all’affinamento del pensiero. Così come la necessità di dare senso alla personale concezione dello spazio e del tempo alimenta la fiducia in sé e la padronanza del proprio posto nel mondo.
Aspetti sociali e relazionali
Le abilità circensi, ed il mondo di cui sono il portato, sono ancora abbastanza al di fuori dai canoni condivisi di “attività sportiva” e “attività ludica”. Sono, di fatto fortemente, un’attività sociale e relazionale che si manifesta con ed attraverso il corpo. Ciò mette in condizione chi le pratica di agire, sul piano sia mentale che fisico, alla ricerca di nuovi schemi relazionali sia fra discenti che fra docenti e discenti, e questo anche in gruppi di normodotati, intesi da un punto di vista sociale e psicofisico.
Il guardarsi, l’osservarsi reciprocamente fa si che gli schemi motori e posturali vengano condivisi e, come ci fa osservare Schilder, consente di rivedere e modificare eventuali schemi meno adeguati precedentemente acquisiti. E non solo: osservare la diversità e condividerla, perché comunque si riconosce che anche la strategia altrui è efficace per realizzare l’abilità in oggetto, potenzia la possibilità di accettare il nuovo ed il diverso da sé.
E ancora il presentare di frequente ai compagni di gruppo il prodotto di ciò che si sta apprendendo e la finalità della spettacolarizzazione (entrambi tipici della pedagogia del circo) di ciò che il gruppo e i singoli hanno appreso mettono in contatto con altre emozioni legate all’esprimersi in prima persona e davanti ad un pubblico.
Tali emozioni, tranne rari casi il cui numero gli operatori cercano di contenere, non possono essere eluse ma vengono rimodellate attraverso la ripetizione delle azioni e dei movimenti con l’obiettivo razionale di affinare la tecnica, ma con quello derivato di affinare i relativi schema corporeo e posizione psicologica. Strutture elaborate anche mediante la formazione all’arte del clown e teatrale che lavorano proprio sulla gestione di emozioni e sentimenti del personale clown e dei personaggi.
In ultimo ci resta da considerare il rapporto particolare che si crea con l’errore. Nel’apprendmento delle abilità circensi recuperiamo interamente il significato ed il senso del detto tradizionale “sbagliando si impara”: l’errore fa parte della costruzione delle abilità – che di per sé prevedono un livello di controllo su schemi motori e posturali e sviluppo delle capacità senso-percettive molto avanzati e quindi raramente adeguatamente affinato prima dell’inizio di tali pratiche – in modo inesorabile ed anche molto fecondo.
Sbagliare significa aprire l’apprendimento ad altre soluzioni tecniche - poichè non c’è alcun movimento, evoluzione, cambiamento che non possa essere integrato come nuovo ed accettabile – e a nuove possibilità creative perché il gesto inatteso, la nuova postura, ciò che si è messo in atto nel tentativo di “recuperare” al momento l’errore, esprime di per sé un altro contenuto che andava espresso, andava considerato;
in più il momento dell’errore determina uno spaesamento, sia spaziotemporale che della gestione motoria del corpo e consente, involontariamente, un totale cambio di prospettiva, la visione delle cose in un modo completamente inatteso, uno spazio ignoto di sé stessi.
Come si svolge un corso di abilità circensi (Piccolo Circo e Circo Sociale)
Un corso di abilità circensi parte dalla formazione di gruppi omogenei per fasce d’età e/o finalità ed obiettivi. Sia nel Piccolo Circo che nel Circo Sociale si insegnano diverse discipline delle quattro aree di abilità: Acrobatica Aerea, Equilibrismo, Giocoleria, Acrobatica al suolo e con attrezzi ed Acrobalance, coniugate con l’Arte del Clown.
L’Acrobatica aerea è lo sviluppo della capacità di far volteggiare il proprio corpo (o anche più corpi in contemporanea) in sospensione, in altezza e su diverse parti del corpo, sugli attrezzi nominati di seguito; include discipline statiche e dinamiche:
statiche: trapezio singolo, doppio, multiplo, sincronizzato; tessuti individuale, doppio e sincronizzati; corde lisse individuale, sincronizzate; anello aereo, singolo, doppio, multiplo, sincronizzati;…
dinamiche: trapezio swinging; cloudswing o corda volante; corda spagnola;…
L’Equilibrismo è lo sviluppo della capacità di tenere il proprio corpo in equilibrio statico e dinamico sugli attrezzi enumerati di seguito, operando anche perché cambi la posizione dei propri assi rispetto agli stessi, include: trampoli, rullo, rola bola, globo, filo teso, corda molle, uni o monociclo, podio per verticalismo, sedia da equilibrio, bicicletta acrobatica,…
La Giocoleria consiste nello sviluppo della capacità di lanciare e riprendere, con le mani, oggetti propri e comuni in svariati modalità e numero, da soli (giocoleria propria - tossing) o in più persone (passing); di lanciarli verso il basso, sfruttando la capacità di rimbalzo delle palline, e di riprenderli in diverse posizioni del corpo (bouncing); di farli muovere ritmicamente ed armoniosamente a contatto con il proprio corpo sul maggior numero di traiettorie possibili (contact juggling); di tenerli in equilibrio statico e/o dinamico sulle più varie parti del corpo (equilibrio); di far roteare, saltare, cambiare traiettorie, con i piedi, oggetti di giocoleria e delle più svariate forme e dimensioni (antipodismo, giocoleria giroscopica),…
Oggetti propri della giocoleria sono: palle e palline di tutte le dimensioni, clave, cerchi, hula hoop, foulards, piattini cinesi, diablo, devil stick e flower stick, kiwido,…e per l’antipodismo, anche ombrelli, barre di varie lunghezze, bidoni e casse di forme e grandezze variabili, ...ma è frequente la possibilità di utilizzare oggetti di ogni tipo…
L’Acrobatica al suolo e con attrezzi consiste nello sviluppo delle capacità che consentono di adoperare la spinta antigravitazionale naturale delle leve del corpo per consentire al corpo stesso di volteggiare in aria cambiando direzioni, velocità, traiettorie, posizione degli assi di rotazione,…con la finalità (non unica, ovviamente…)di aumentare il tempo e lo spazio del distacco dal suolo. Per l’acrobatica al suolo la pista o il tappeto sono gli unici supporti (assieme ai materassi di sicurezza), per quella con attrezzi: base umana, pedana, trampolino elastico, barra russa, bascula, bungee,…
L’Acrobalance è l’arte di creare equilibri stabili con e su altri corpi umani, adoperando anche parti del corpo e superfici diverse dalle mani e dai piedi.
L’Arte del Clown sviluppa il concetto di un attore regista di sé stesso con caratteristiche però molto diverse dall’attore: l’attore impara a fingere, il clown non finge mai. La sua prospettiva è il fallimento ed è proprio il riconoscersi di ciascuno in questa perenne possibilità di fallimento che ci fa ridere. Il clown è stupido perché stupito di fronte alla vita. Ha sempre dubbi ma non sentimenti. Non è psicologico, lui prova, sperimenta la vita. Quando parla è chiaro, concreto e semplice. Lotta per l’amore, la pace, l’amicizia. E vuole comunicare, è un ponte, vorrebbe unire. Vorrebbe che tutte le cose andassero bene. È l’antieroe, colui che ha accettato la sua debolezza, di non essere all’altezza della vita. E questa debolezza gli conferisce grande umanità.
Ciascuno di noi, anche i piccoli, sperimenta nel proprio intimo tutte le asserzioni che abbiamo formulato or ora per parlare del clown, ma molto spesso si ha difficoltà a riconoscersi con autoironia in tale definizione. Affrontare l’arte del clown significa, per gli operatori, lavorare con gli allievi liberamente ed in modo solidale su metafore personali; consente di mettersi nei propri panni di quando si è in difficoltà e trovare soluzioni creative senza sentirsi davvero ridicoli, perché il comico, il ridicolo fanno parte del gioco del clown; dà la possibilità di esperire la consapevolezza di non essere mai soli ed unici a provare disagio interiore, imbarazzo, sentirsi imbranati ed in difficoltà…
La pedagogia delle abilità circensi si serve poi di tante altre discipline creative durante lo sviluppo del programma annuale di un corso, come riferimenti ulteriori per completare l’apprendimento, specifico per attitudini, di ciascun allievo e condire di “novità” ogni incontro: teatro fisico e di parola, narrazione, movimento e danza creativa, ascolto musicale guidato, manipolazione di materiali per la costruzione di oggetti per lo spettacolo, trucco, creazione di costumi,…sono alcune delle discipline che si accompagnano.
La struttura complessiva di un corso annuale si sviluppa, per ciò che riguarda:
- l’aspetto sociale e psicologico del gruppo e degli individui che lo compongono, dalla progressiva creazione di un luogo che venga percepito come “abitabile” da tutti e da ciascuno, gradualmente verso la costruzione di un luogo “di tutti” e “in cui tutto è possibile”.
“Abitabile” all’inizio, suggerendo attività in cui ciascuno può trovare il proprio posto, il proprio modo di occuparlo e di rendere disponibile agli altri, leggibile, la modalità in cui lo fa;
“di tutti” poi, cioè dove ciascuno può esprimersi, nella collettività, trovando sponde accoglienti, positive, disponibili ad amplificare il valore di ciascuna proposta creativa e tecnica;
“dove tutto è possibile” infine, intendendo con ciò la disponibilità a lasciar fluire, ascoltare, modulare e manipolare tutti i vissuti che l’attitudine creativa mette a disposizione durante il percorso di apprendimento degli alfabeti del circo;
- da un punto di vista tecnico, approfondendo le abilità dalle più facili alle più difficili, partendo dalle tecniche più semplici per arrivare via via a quelle più complesse;
- da un punto di vista creativo, mettendo fin dall’inizio gli allievi in condizione di conoscere ed esplorare le abilità messe a disposizione, proprio come un materiale di cui “farne ciò che si sente e si può”.
Quindi non solo (come è naturale che avvenga) come strumenti attraverso i quali misurare lo sviluppo e la progressione delle proprie specifiche capacità (cosa che viene canalizzata anche nel momento del lavoro finalizzato allo spettacolo), ma anche come altro alfabeto (che parte dal motorio) tramite il quale imparare a riconoscere sia che ciascuno è continuamente portatore di un’esigenza espressiva nel rapporto sociale (con tutte le riflessioni che ciò comporta intorno alle differenze, alla qualità dei rapporti sociali, alla qualità della presenza di ciascuno,…) sia che ciò che porta fuori rappresenta sé stesso profondamente ed è il “materiale” con cui avere a che fare, da tenere o cambiare, secondo ciò che si sceglie di esprimere individualmente ed in gruppo;
dal punto di vista dello stare in scena. Uno degli approdi della pedagogia del Piccolo Circo e del Circo Sociale è lo Spettacolo creato, interpretato e realizzato dagli/con gli allievi. Viene, di fatto, messo a punto nella fase finale del corso ma, in realtà, preparato di lezione in lezione. Le Presentazioni (momento finale di molte lezioni, in cui ciascun allievo o gruppi di allievi condivide, mostrandolo al gruppo, il prodotto di ciò che ha appreso ed arricchito, creativamente e personalmente, di senso) svolgono la funzione di fornire all’allievo una situazione analoga a quella dello Spettacolo ma protetta in termini di pubblico e più sostenibile in termini di durata. Le Presentazioni e lo Spettacolo sono i momenti in cui ci si assume fortemente la responsabilità di ciò che si è e si desidera esprimere, ma anche della differenza che può intercorrere tra ciò che si crede di fare e ciò che gli spettatori ricevono e ti riinviano come feedback immediato, questo in termini sia individuali che di esperienza di gruppo. Lo Spettacolo, non inteso né come professionale né come saggio, è un potente mezzo di comprensione di molte dinamiche sociali e psicologiche; condurre gli allievi ad affrontarlo in modo consapevole ed analitico è di grande stimolo per la loro crescita personale.
LA STRUTTURA DI UNA LEZIONE
Ciascuna lezione è suddivisa, orientativamente, in un primo momento di ri-conoscimento e ri-trovo del luogo, del gruppo, dei singoli, delle motivazioni attraverso giochi ed altre modalità che “riscaldano e preparano gli animi” al lavoro; un secondo momento di riscaldamento del corpo sull’onda della situazione gruppale creatasi ed in funzione della/e abilità da affrontare; poi, concentrazione su acquisizioni tecniche della/e abilità del giorno; di seguito ma non sempre, presentazione individuale o di gruppo; condivisione e saluto, spesso con un gioco collettivo.
Il Corso di abilità circensi viene tenuto da operatori la cui formazione, oltre che continua, dev’essere molto differenziata.
L’ operatore di abilità circensi si pone nella condizione di:
1) avere grandi abilità tecniche in diverse discipline, quindi sottoporsi ad un buon allenamento quotidiano. Questo perché l’apprendimento delle abilità da parte degli allievi può essere molto rapido o molto differenziato e specifico, e di conseguenza le richieste di approfondimento o differenziazione non devono sorprendere impreparato l’operatore, sia perché il processo di apprendimento ha una continuità interna personale, per cui l’allievo può passare attraverso le stesse fasi degli altri ma in ordine diverso oppure per altre fasi e modalità, e l’operatore deve essere grado di seguire tali sviluppi ed orientarli al fine di rendere comunque completi i processi motori;
2) avere ottima conoscenza degli schemi motori e posturali generali e di quelli specificamente attivati con le abilità circensi; ma anche competenza sugli analizzatori e sui canali afferenti e reafferenti delle capacità senso-percettive messe in campo nelle varie attività. Di fatto ciascun corpo è originale ed unico, ma gli schemi motori, posturali e di afferenza delle percezioni sono comuni; essere competenti aiuta l’operatore ad rendere competente l’allievo;
3) avere conoscenza sociale e psicologica delle dinamiche di gruppo, relativamente al gruppo ed agli individui che lo compongono. Questo per gestire l’aspetto relazionale che interviene nell’apprendimento e consentire ed accompagnare le competenze relazionali dell’allievo che sono fortemente messe in gioco sia durante l’apprendimento che nella presentazione degli spettacoli e necessitano di compiute rielaborazioni sia collettive che individuali;
4) avere competenze ampie di ascolto, sensibilità ed accoglienza. Di modo che ciascuno sia, globalmente, tenuto presente e valutato nella sua individualità e tutti, specificamente, nella differenza;
5) saper donarsi ed accogliere in modo umile. Il ruolo dell’operatore è molto delicato perché riveste quello di modello, sia volontario quando presenta i movimenti ed i cambiamenti nelle abilità, sia involontario perché portatore di stimoli ottici, tattili, acustici, espressione di comportamenti verbali e non verbali diretti ed indiretti, ed in ogni caso perché conduttore del gruppo, di un gruppo di pari;
6) avere grande capacità creativa e sincretica. L’operatore circense si serve di una modalità creativa che, come vedremo anche di seguito, è l’unica che ci pare concepibile per mantenere agevolmente aperta la possibilità di uno sviluppo armonico ed integrato dello schema corporeo degli allievi.
Ma la creatività in gioco non è solo la sua, bensì anche quella degli allievi, a livello individuale, di gruppo e negli scambi tra i diversi componenti, compreso l’operatore stesso, e tutto ciò che questo determina;
La metodologia clown, a nostro parere, svolge per gli operatori/insegnanti di abilità un ruolo fondamentale; ma anche questo sarà oggetto di approfondimento in un prossimo paragrafo.
Abilità circensi, schemi motori, schemi posturali, capacità senso-percettive
Abilità circensi e schemi motori
Le abilità circensi, nel loro realizzarsi, coinvolgono il corpo nell’applicazione di molti degli schemi motori di base, a volte anche in contemporanea ed in presenza di manipolazione di altri oggetti. Permette di affinarne l’esecuzione nella necessità e nel piacere della ripetizione.
Ecco un breve, e certamente non esauriente…, excursus per abilità:
Acrobatica aerea. Sollevare, trasportarsi, saltare, afferrare, tirare, spingere, rotolare, strisciare, arrampicarsi
Equilibrismo. Camminare, correre, trasportarsi, saltare, rotolare, strisciare
Giocoleria. Camminare, saltare, lanciare, afferrare, rotolare
Acrobatica. Camminare, correre, trasportarsi, saltare, rotolare, strisciare
Acrobalance. Sollevare, saltare, arrampicarsi
Abilità circensi e schemi posturali
Le abilità circensi si manifestano nell’esplorazione creativa di movimenti, i più vari, da ascrivere all’amplissimo universo degli schemi posturali (basta elencare quelli più comunemente adoperati: flettere – stendere, elevare – abbassare, piegare - estendere, abdurre – addurre, inclinare, oscillare, ruotare e circondurre, slanciare,… e collegarli alle abilità e relativi oggetti cui abbiamo accennato nel paragrafo sui corsi di circo ) coniugati contemporaneamente con l’applicazione di schemi motori di base e di motricità fine.
Capacità senso-percettive
Per sviluppare gli schemi motori e posturali le abilità circensi fanno affidamento sulle capacita senso-percettive propriocettive ed esterocettive dell’individuo e, nel sollecitarle, le affinano e le rendono via via più attive e competenti.
Abilità circensi e gioco
L’attitudine generale che consente lo studio e l’approfondimento delle abilità circensi possiede le medesime qualità del gioco, per lo meno fino a quando non si decida di perseguire professionalmente l’attività pedagogica o spettacolare, ove poi la qualità di gioco si mantiene tra chi le performa ed il pubblico o gli allievi.
Come per il gioco hanno senso se svolte da almeno due persone: chi fa e chi insegna, che fa e chi guarda, due persone che fanno assieme… Sono attività il cui unico scopo è il piacere di farle (gratuità). Hanno il carattere della libertà nello scegliere quali praticare e dove praticarle: molte di esse possono essere svolte dovunque…Consentono la libera espressione della fantasia, della creatività, dell’immaginazione. Si realizzano in uno spazio a sé, separato, uno spazio che diviene magico perchè permette di avere a che fare con la produzione di proprie immagini mentali, che rappresentano la realtà simbolicamente, le esprimono attraverso la spettacolarizzazione (mimicry – Caillois) e la affabulazione (Piaget); ma anche perché è uno spazio in cui si corrono consapevolmente dei rischi e si affrontano degli inevitabili disequilibri, si provoca la propria condizione psicofisica (ilinx – Caillois) e si elaborano le proprie paure (Freud), si impara a gestire le proprie emozioni riconoscendole e fornendo loro anche nuovi significati. E sono attività che si realizzano solo introducendo nuove regole di comportamento, autonome dalla realtà esterna, ma che devono essere rispettate nel contesto; tali regole propongono nuove dinamiche comportamentali (E.H. Carr), un nuovo senso di collaborazione e socializzazione, che ha però ricaduta sulla stimolazione dell’esplorazione del mondo, della realtà e della vita anche altrui. Emancipa dunque da categorie comportamentali preconfezionate (Bateson) e stimola a confrontarsi per crearne di nuove. In senso ampio e completo stimolano lo sviluppo cognitivo, della personalità, della libertà espressiva e la capacità di riconoscere il gioco sociale. Infine, incrementano il saper fare e dunque la fiducia di poter operare cambiamenti sulla realtà, e creano un modificato rapporto tra il mondo degli adulti e mondo dei bambini, nella qualità giocosa della relazione, aspetto che affrontiamo nel capitolo relativo alla modalità clown.
Abilità circensi, metafore e libere associazioni del pensiero
In questo paragrafo si introducono elementi che aprono una prospettiva terapeutica ed autoterapeutica insita nelle abilità circensi. Le esperienze acquisite in ambito circense, sia personali che legate all’insegnamento, mi fanno azzardare l’ipotesi che uno dei contenuti inconsci, e alla base della creazione del proprio schema corporeo, sia l’acquisizione della relazione impegnativa che si instaura fin dalla nascita tra il corpo e la forza di gravità: fin dal primo momento che veniamo alla luce tutti i nostri movimenti, le relazioni con gli oggetti e le persone sono mediati dalla possibilità di articolare le proprie azioni con la forza di gravità. La “lotta” che ogni bambino “ingaggia” con tale forza dal momento che inizia ad affinare la percezione della possibilità, già solo, di tirarsi su progressivamente poi fino a sedersi, è una potente motivazione il cui modo di essere fronteggiata è del tutto personale e dà un’impostazione fondamentale allo schema corporeo ed alle modalità secondo le quali si svilupperanno gli schemi motori, posturali e le capacità senso-percettive. Avere la meglio sulla forza di gravità, poterla “raggirare” è una delle più potenti metafore (forse archetipi) che l’abilità circense sollecita ed è una potente iniezione di energia positiva il fatto di poterlo esperire ed è, a mio parere, uno degli elementi che rende la pratica del circo così attraente. Ma, accanto a questa, ci sono molte altre metafore che le attività motorie legate alle abilità circensi toccano e che ,dal mio punto di vista, fanno da motore innovativo di senso.
Per metafore intendo il contenuto, in termini di significati interiori, che un’azione può rappresentare a seconda dei contesti in cui si realizza: camminare, piegarsi possono contenere significati molto differenti se immaginiamo di farlo, o ricordiamo di averlo fatto, andando per negozi o stando in chiesa, ad esempio, o in un’esperienza di gioco o di fuga... Il nostro corpo conserva memoria dei contenuti emotivi importanti di azioni avvenute nel tempo, credo che le abilità circensi interpretino il ruolo di “controfigura” e possano intervenire come trasformatori di senso.
Elenco di seguito il risultato di libere associazioni espresse da artisti circensi e allievi in relazione alle abilità:
Abilità aeree. Tenersi su con tutte le proprie forze, riuscire a stare su nonostante tutto, accettare di non poter fare di più, contare completamente su di sé, rispettare le regole, vedere da un'altra prospettiva, sublimare, gestire l’attesa, guardare dall’alto in basso, sentirsi un dio…
Equilibrismo: sentirsi equilibrati, sentirsi centrati, stare con i piedi per terra, andare fino in fondo, reggere l’incertezza, l’instabilità, cercare equilibrio nei cambiamenti, essere al di sopra delle situazioni…
Giocoleria. Da soli – accettare i propri limiti, accettare di compiere errori, umiltà di compiere piccoli passi per raggiungere obiettivi grandi, adattarsi a ciò che le situazioni richiedono, soppesare le situazioni con cui si ha a che fare…
Passing - sentirsi all’altezza delle aspettative, adattarsi ai tempi e ai modi degli altri, possibilità di ascoltare ed essere ascoltati, darsi obiettivi comuni, intesa di sguardi…
Acrobatica al suolo. Fuggire, sfuggire, sentirsi piccolo, sentirsi un gigante, cambiare prospettiva, gestire i cambiamenti, saper cadere sempre in piedi, affidarsi all’istinto, lasciarsi andare, sentirsi un proiettile, una palla da biliardo…
Acrobalance. Prendersi cura, reggere il peso altrui, prestare attenzione all’altro, richiedere attenzione, farsi sostenere, trovare il proprio posto, essere al posto giusto, essere necessari, sentire gli altri come necessari,…
Tutto questo, e molto altro che ciascuno di noi può aggiungere, parlando solo di libere associazioni sperimentate durante l’ “allenamento”, parlano di un universo di senso contenuto e vissuto nella pratica delle abilità circensi: cosa ce ne facciamo di tutto questo? Cosa se ne fanno tutti coloro che le praticano? Cosa può farsene un operatore lavorando con minori, disabili, persone ospedalizzate?
Essenzialità della metodologia clown nella pedagogia del circo
cosa è il ridere dal punto di vista psiconeuroendocrinoimmunologico e antropologico
Quando ridiamo attiviamo meccanismi complessi e vari delle diverse sfere di cui siamo fatti: fisiologica, emotiva, corporea, ma anche cognitiva, energetica e comunicativa. Ridere è un’azione rara nell’essere umano per complessità e molteplicità di effetti.
L’atteggiamento immediatamente precedente la risata, ma probabilmente autonomo da essa, è il sorriso. Viene osservato fin dai primi giorni di vita del bambino ed ha un suo sviluppo fino ad esprimersi come risposta sociale già dalla terza settimana di vita.
Il sorriso, come il riso, è soggetto ad una predisposizione detta Meccanismo Scatenante Innato: capacità del sistema nervoso centrale di attivare le risposte adeguate per alcuni specifici comportamenti anche che se mai precedentemente apprese.
Il sorriso contiene il messaggio immediato della disponibilità ad un rapporto amichevole e paritario, fa parte di quelle acquisizioni umane mirate a sfumare e sublimare l’aggressività. Davanti ad un sorriso l’aggressività altrui scema.
Ritornando al ridere, anche esso ha una funzione sociale: di solidarietà fra i co-ridenti, di lubrificante sociale. Quasi mai si ride da soli e se lo si fa vi si ritrova sempre una connessione con contesti sociali.
Si ride per degli stimoli chiave: la sovversione improvvisa e degradante di una presupposta gerarchia, di consuetudini, di modelli condivisi e accolti. La risata è scarica della tensione emotiva determinata dall’aver riconosciuto come innocuo qualcosa che in precedenza percepivamo come pericoloso.
La risata è causata da uno stimolo risorio colto, da vista o/e udito, che fa rilevare al cervello una delle situazioni in cui scatenare la risposta da meccanismo scatenante innato.” Così dal talamo e dai nuclei lenticolari e caudali del cervello parte l’impulso del riso che arriva ai nervi facciali che, a loro volta stimolano i muscoli risorio e zigomatico. Più l’impulso è forte più arriva lontano, fino al diaframma, ai muscoli dell’addome. Il Riso scende dall’alto in basso, dalla mente cosciente all’istinto viscerale.”(Fioravanti-Spina, 2002) Al termine della risata percepiamo un piacevole e benefico stato di benessere.
La risata è un esercizio fisico, fa aumentare la quantità di ossigeno nel sangue, diminuire la tensione muscolare, ridurre l’aria residua nei polmoni, aumentare la temperatura delle pelle a causa di una più rapida circolazione periferica, secernere catecolamine e endorfine, cambiare la frequenza respiratoria e cardiaca, stimola la motilità intestinale aiutando ad espellere tossine dall’organismo e l’attività del Sistema Analgesico dell’organismo. L’azione della risata ha quattro effetti: uno calmante, uno antidolorifico ed uno euforizzante; ma quello più importante lo si riscontra a livello immunitario: fa incrementare le Iga (immunoglobuline delle mucose che rappresentano la prima barriera protettiva contro qualunque agente esterno), aumentare la presenza di natural killer e attivare gli organi deputati alla produzione delle varie componenti la risposta immune.
La risata inoltre migliora l’equilibrio tra sistema nervoso simpatico e parasimpatico.
Alcuni fisiologi hanno rilevato che ansia e buonumore non possono coesistere e che gli effetti di una buona dose di buonumore si possono prolungare nell’organismo anche fino a 45 minuti.
Ci sono esempi antichi e recenti di guarigioni o di morti improvvise determinate proprio dalla caparbia fiducia negli effetti positivi del buonumore o dalla resa alla sfiducia nelle potenzialità di guarigione del nostro organismo.
Dall’osservazione degli atteggiamenti si è rilevato che la malattia, il disagio, la disabilità hanno una forma psichica e sociale, si manifestano in una gestalt che determina anche un relativo tipo di reattività fisiologica. La risata, il buonumore danno un’apertura a tale reattività: la possibilità di ritrovare tutte le diversificate soluzioni di cui può farsi promotrice la parte sana del complesso sistema psiche-soma.
Ciascuno di noi è comunque portatore di una gestalt nei propri atteggiamenti, comportamenti attitudini,…riflessa nello schema corporeo che ognuno di noi si modella fin dalla prima infanzia.
Cosa può determinare la risata, l’umorismo, un atteggiamento ironico ed autoironico di fronte alla vita in relazione a tale schema corporeo?
Umorismo, emozioni e trasformazione delle esperienze fisiche
Ciò che ci muove è l'emozione: un segnale d'azione, provare sensazioni intense, reagire d'istinto. I processi emotivi sono più rapidi di quelli razionali, quando riusciamo ad avere la padronanza delle nostre emozioni, manifestiamo una grande capacitàl’autocontrollo.
Avere autocontrollo non significa reprimere le emozioni, bensì coniugare le potenzialitàemotive con quelle razionali, l'emisfero cerebrale destro con quello sinistro; e potersi far contagiare dalle emozioni altrui…
Il contagio emotivo può essere meglio concettualizzato come una famiglia di fenomeni neurofisiologici, sociali e comportamentali determinata da più fattori: stimoli innati (ad esempio le espressioni e le azioni di una madre che nutre il neonato), stimoli acquisiti, simulazioni o immagini mentali. Il contagio emotivo può manifestarsi anche sotto forma di risposte agli stimoli; risposte che possono essere: simili , ad esempio il sorriso che suscita un altro sorriso, o complementari , nell’esempio precedente il sorriso suscita imbarazzo nell’altro (anche detto contagio emotivo inverso o controcontagio).
Inoltre è un fenomeno articolato su più livelli: gli stimoli scatenanti possono originare da un individuo, agire su uno o più individui diversi e generare emozioni corrispondenti o complementari (consapevolezza dello stimolo; espressioni facciali, vocali e gestuali-posturali; attività neurofisiologica e del sistema nervoso autonomo, evidenti reazioni comportamentali).
Una conseguenza importante del contagio emotivo è la sincronizzazione dell’attenzione, della sfera emotiva e del comportamento che, per le entità sociali (coppie, gruppi), riveste la stessa utilità adattiva che l’emozione assume per l’individuo. Nel contagio emotivo primitivo, il fenomeno è relativamente automatico, involontario, incontrollabile e in larga misura inaccessibile alla coscienza del soggetto. Esso viene definito come «la tendenza a imitare e a sicronizzarsi automaticamente con le espressioni facciali, vocali, posturali e gestuali di un’altra persona e, quindi, a convergere emotivamente». Questa tendenza è quella che noi sosteniamo essere attivata durante l’apprendimento delle abilità circensi e che crediamo essere amplificata (per il contenuto umoristico ed empatico) dalla modalità clown degli operatori.
Uno dei meccanismi che i teorici hanno evidenziato nel tentativo di spiegare la trasmissione delle emozioni è l’elaborazione cosciente delle informazioni: l’individuo immagina cosa proverebbe se fosse nella situazione di un altro e così giunge a condividerne le sensazioni. Il contagio emotivo può:
derivare da processi associativi elementari, ossia da risposte emotive condizionate e non-condizionate, simili o molto diverse da quelle di chi le innesca;
essere basato sull’imitazione e sul feedback: nelle relazioni gli individui tendono continuamente e automaticamente a imitare e sincronizzarsi con l’espressione facciale , la voce, la postura, i movimenti e i comportamenti strumentale degli altri; le esperienze emotive soggettive sono influenzate dall’attivazione di tale imitazione e/o dal relativo feedback. Ecco quello che si chiama empatia.
Il termine “empatia” si riferisce a molte condizioni distinte tra cui la percezione e conoscenza di ciò che un altro sente; risposta solidale a ciò che un altro sente; …
Crediamo che l’empatia sia il condimento fondamentale per l’apprendimento di nuovi comportamenti nell’ambito delle competenze motorie, posturali e senso-percettive.
È documentata l’esistenza di una forte tendenza umana a imitare le espressioni, le vocalizzazioni, le posture e i movimenti degli altri e a sincronizzarsi con questi atti.
Un’altra conseguenza importante dell’imitazione è la tendenza delle azioni imitate ad incrementare la convergenza emotiva tra gli interagenti.
L’esperienza emotiva soggettiva può essere influenzata da processi di autopercezione cosciente nei quali gli individui fanno deduzioni intorno ai propri stati emotivi sulla base del proprio comportamento espressivo.
Molte delle attività legate all’apprendimento delle abilità circensi, ed anche queste stesse, portano l’attenzione proprio su questo tipo di processi e sulla loro reversibilità (ad esempio: per esprimere aggressività adopero un tipo di attrezzo da giocoleria e di trick che si dirige verso, “contro” qualcuno; se ripeto quello stesso tipo di azione riproduco la stessa emozione) .
Molti studi si sono soffermati sulle prove dello stretto collegamento tra esperienza emotiva ed espressività somatica, per cui l’esperienza emotiva prende forma in base all’attività specifica dei muscoli scheletrici.
Charles Darwin (1872-1965) era del parere che l’esperienza emotiva dovesse essere fortemente influenzata dal feedback proveniente dai muscoli facciali.
William James (1890-1984) suggerì che l’uomo derivasse le proprie emozioni dalla percezione delle sue reazioni muscolari, ghiandolari e viscerali; inoltre sosteneva che “la nostra vita psichica sia intessuta, nel senso letterale del termine, nella nostra struttura corporea”.
Silvan Tomkins (1962-1963) suggeriva che l’esperienza emotiva dipendesse principalmente dall’espressione facciale naturale. Riteneva che ogni emozione fosse associata ad un determinato assetto di espressioni facciali. Gli individui sanno quel che stanno provando entrando in sintonia con le loro espressioni facciali, e sanno quanto sono intense le loro emozioni entrando in sintonia con le loro reazioni.
Carroll Izard (1971-1990) ha sostenuto che l’emozione deriva dall’interazione di tre componenti distinte: l’esperienza soggettiva, l’attività neuronale e l’attività dei muscoli volontari.
Anche Paul Ekman ha osservato che le emozioni potrebbero essere plasmate da un’attività imitativa e ha rilevato che questa potrebbe essere la ragione per cui l’allegria (o il dolore) è contagiosa.
Molti teorici hanno rilevato da molto tempo che gli atteggiamenti emotivi si riflettono sulla postura del corpo. Gli atteggiamenti comprendono componenti sia motorie che mentali e queste sono strettamente collegate (Nina Bull, 1951). Ad esempio: depressione/pesantezza in tutto il corpo; sensazione di abbattimento nel torace; paura/corpo irrigidito; fatica a respirare; ira/muscoli delle mani e delle braccia tesi; mascella irrigidita; gioia/rilassamento e leggerezza di tutto il corpo.
Alcuni studiosi hanno sperimentato, attraverso la preparazione di attori di una scuola di arte drammatica, che è possibile suscitare in sé e proiettare le emozioni fondamentali (felicità, erotismo, tenerezza, tristezza, rabbia e paura) affidandosi al feedback facciale, respiratorio e posturale.
“Ogni emozione elementare può essere suscitata da una particolare configurazione composta di: 1) un tipo di respirazione, caratterizzato dalla profondità e dalla frequenza degli atti respiratori; 2) un’attivazione muscolare caratterizzata dalla contrazione o dal rilassamento di gruppi muscolari specifici, definita da una particolare postura ; 3) una espressione o imitazione facciale caratterizzata dall’attivazione di gruppi specifici di muscoli facciali”.(Bloch, Orthous e Santibanez, 1987)
Si può allora affermare che l’esperienza emotiva dell’uomo sembra essere effettivamente influenzata, dall’attivazione dell’imitazione facciale, vocale, posturale e gestuale (e/o dal relativo feedback) ed ipotizzare fortemente la relazione inversa.
Inoltre quando si comunica con gli altri, soltanto il 20% della comunicazione è verbale, cioè avviene tramite le parole, mentre il 55% dipende dal linguaggio del corpo e il 25% dal modo di fare, di comportarsi, cioè l’80% è comunicazione non-verbale.
I gesti, il modo di ascoltare o di guardare, il costume, persino la pettinatura trasmettono messaggi. Ed anche i movimenti inconsapevoli, i gesti istintivi forniscono un mucchio di informazioni interessanti per capire qualcosa in più dell’inconscio proprio e di quello degli altri, e inconsapevolmente tutti possiamo interpretarli. La comunicazione non-verbale è quella più efficace.
Intrecciamo tutti questi ragionamenti intorno alle emozioni con le emozioni generate dall’umorismo che scatenano la risata, il divertimento, l’allegria.
Secondo l’interpretazione di alcuni psicologi, “l’umorismo nascerebbe dal disvelamento della confusione, dalla comprensione della situazione sottesa e dal piacere implicito di tale comprensione”(Zappatà). La caratteristica dell’umorismo è l’incongruità e rispetto ad essa la prima risposta dell’essere umano è quella di riconoscere che c’è un problema da risolvere.
Non tutti rileviamo l’umorismo nelle stesse situazioni. Secondo Forabosco (1994) e Ziv (1991) il senso dell’umorismo è connesso ai tratti introversione-estroversione e stabilità-instabilità e alla dimensione cognitivo-intellettiva; secondo Kuiper e Martina il senso dell’umorismo è significativamente collegato al concetto di sé ideale e reale ed alla stabilità temporale di quest’ultimo.
È, quindi, un meccanismo del tutto personale, che ci rende unici.
L’umorismo è comunque uno strumento efficace per affrontare situazioni difficili e complesse , quindi, conflittuali attenuando l’impatto da stress. Rende più forti a superare ostacoli e potenzia il senso di autostima. E, per quanto riguarda gli aspetti cognitivi, si è visto che il buonumore ha degli effetti positivi sulle capacità di apprendimento e di memoria e sulla creatività nella soluzione dei problemi.
E poiché, anche basse quantità di endorfine facilitano l’apprendimento e la memorizzazione, ne facciamo discendere che è molto più semplice ed efficace apprendere e ricordare ciò che ci interessa e ci attrae se ciò avviene attraverso una buona dose di umorismo…
Siamo soprattutto alla ricerca di quelle sensazioni ed emozioni che ci fanno star bene, di quello stato emotivo di benessere chiamato felicità.
Le sensazioni esperite con più frequenza dalle persone che si trovano in una condizione di felicità o di gioia sono quelle di e con minore intensità di fatica fisica, di stato di attenzione focalizzata e concentrata, di maggiore consapevolezza delle proprie capacità, di percezione di particolare competenza sociale, di sicurezza in se stessi e autostima.
La modalità clown come strumento di attivazione emotiva
La modalità clown, di cui cerco di parlare ora è quella che interseca le qualità di un buon clown, cui accennavamo poc’anzi e di cui si può ritrovare letteratura infinita, con alcune qualità relative alla relazione d’aiuto. Cioè un processo interpersonale significativo, un rapporto umano tra individui specificamente attivato per riconoscere e rispondere ai bisogni di aiuto, di comprensione, di condivisione, di stimolo.
Quando la comunicazione viene considerata uno strumento di maturazione e di educazione, favorisce un apprendimento continuo. La modalità clown è educativa e può rivelarsi terapeutica quando, all’interno di essa è contemplato l’arrivare a conoscersi e rispettarsi reciprocamente, come persone che sono simili e tuttavia diverse, tutto ciò attraverso però anche la fantasia, che fa sognare, immaginare e realizzare anche l’impossibile.
Nella relazione d’aiuto conta la qualità dell’incontro e fin dove si spinge la capacità di mettersi in gioco.
Perché il clown integra intelligenza emotiva e stupore/stupidità, affettività e irrisione, corpo estremamente abile e totale inabilità, affinchè la relazione diventi creatrice, capace di cambiare qualcosa, riconoscere quel valore aggiunto che attiva la piena considerazione della specificità di ciascuno.
La modalità clown è un dialogo che suscita le più diverse emozioni al fine di lasciare che i corpi di chi le condivide le ricordino o/e le apprendano secondo le personali qualità percettive e motorie.
Dialogare con un allievo vuol dire saper accogliere, essere disposti a cambiare le cose, saper ascoltare ed anche condividere e farsi carico delle sue emozioni.
Il clown, per incontrare veramente le persone, si mette in cammino per poterle raggiungere “dove loro sono” e facilita anche il percorso di ciascuno per incontrare ed esprimere le emozioni.
L’ascolto clown significa saper andare al di là di qualsiasi aspettativa rispetto a stimoli forniti, significa disporre di uno spazio e un tempo mentale, essere presenti alla situazione e condividerla, saperla trasformare con un sorriso, una risata, un silenzio di attesa o di approvazione.
La capacità di immedesimarsi, propria del clown, crea una dimensione profonda e significativa nella relazione di apprendimento.
L’empatia del clown consente di entrare nella vita della persona per capirne e condividerne, attraverso la ricerca di modalità di esprimerla e rappresentarla simbolicamente, i suoi significati.
L ’empatia con il clown stimola una sensibilità nei confronti della diversità e della peculiarità di ciascuno e di tutti.
L’operatore clown è pervaso dalla necessità di attuare una relazione creativa per migliorare sia la competenza che valorizzare la qualità umana di ciascuno.
La creatività, per poter essere coniugata con l’intento pedagogico deve essere correlata a competenza, flessibilità, voglia di mettersi in discussione, capacità di produrre idee e originalità nell’attuare la relazione; creatività intesa anche come capacità di sapersi entusiasmare e saper gioire delle proposte così come degli errori altrui; saper leggere in un modo diverso e nuovo proposte che, a primo acchito, possono risultare banali o scarsamente elaborate.
Nella modalità clown il peso del linguaggio non verbale è fondamentale per contribuire a definire i contenuti di tali linguaggi, ma anche per poter rimanere sensibile ai contenuti non rivelati, degli allievi, durante l’apprendimento e poterli far emergere, rivelarli al momento opportuno ed in chiave positiva.
L’umorismo permette ad ognuno di riscattare la definizione del proprio sé.
Una battuta può sdrammatizzare una difficoltà, ribaltare la posizione dell’allievo rendendolo più attento ed attivo rispetto al suo disegno di crescita e di sviluppo.
Ridere insieme poi significa complicità, alleanza, passaggio emozionale al cambiamento.
Per fare ciò è fondamentale conoscere bene gli allievi, le loro emozioni, le potenzialità che hanno, per prepararli a ricevere stimoli da e con l’umorismo: la risata suscita scintille interiori che possono portare imprevedibilmente lontano.
Sappiamo, difatti, che esistono innumerevoli possibilità terapeutiche legate al ridere, dalle tecniche di comicità, ai clown in corsia, ma anche strutture ospedaliere che preparano il personale al fine di realizzare “reparti di terapia del ridere”, in cui il paziente è attivo nel creare umorismo.
Conclusioni.
Considerazioni sugli effetti terapeutici: la circoterapia
Questo articolo vuole fornire una visione del piccolo circo e del circo sociale come svolgente funzione adattativa in termini sociali, terapeutica da un punto di vista psicologico e preventiva della salute fisica. In quanto l’impianto teorico, dell’aspetto pratico quanto di quello pedagogico delle abilità circensi, è fondato sulla convinzione di una totale integrazione corpo-mente, dal punto di vista del funzionamento fisiologico, dello sviluppo psichico, della proiezione sociale e dell’adattamento all’ambiente. Per quanto condiviso in via generale da tutto il genere umano, la creazione del proprio schema corporeo e della propria immagine corporea segue percorsi del tutto originali in ciascun individuo, creando una fitta, complessa e, idealmente sempre più, completa rete di relazioni tra schemi motori, posturali e capacità senso-percettive che si rapportano con e nella realtà circostante, e funzionamento fisiologico dell’organismo, creazioni e reazioni psicologiche e relazioni di adattamento sociale.
Tutto questo nel rispetto dell’istanza creativa e di originalità che si muove da ciascun individuo.
Nel muovermi in un panorama così complesso prendo come punto di orientamento il gioco: modalità esplorativa della vita e della realtà da sempre, sia nei bambini che negli adulti.
Il gioco inteso come mettersi in gioco al fine, mai dichiarato, di costruire la vita e la realtà più congruente a ciò che ciascuno percepisce di essere.
L’apprendimento delle abilità circensi si propone come un’altra modalità pedagogica di accompagnamento alla crescita e allo sviluppo dell’individuo, con alcuni tratti in comune con il metodo Montessori e la Psicomotricità che partono dalla considerazione di una competenza innata del bambino ad un personale modo di apprendere che l’adulto deve provvedere “solo” a nutrire, ma anche come percorso di autoconoscenza che può essere strumento, d’altra parte già esplorato in progetti ben noti (PARADA del Clown Miloud, Cirque du Monde del Cirque du Soleil, per citarne alcuni tra i più noti in una sconfinata galassia di Progetti…), per la prevenzione del rischio per minori e nelle carceri, per la condivisione di un’educazione integrata con diversabili ed immigrati ed anche per una prospettiva nella prevenzione del rischio di patologie psichiche e fisiche.
Quello che si tenta di esprimere in questo articolo sono le basi teoriche e di riferimento e l’intreccio con tante prospettive nuove, intorno ai meccanismi umani di autoguarigione, introdotte da discipline nuove come la Gelotologia e la Psiconerunoendocrinoimmunologia.
Le abilità circensi, come già dicevamo, si muovono da, e si concretizzano in, forme di gioco in cui corpo e mente sono impegnate insieme, solidalmente e coerentemente.
Il gioco si fonda su, ed è fatto di, divertimento, gioia, risate, buonumore. Se non c’è divertimento, seppur preso con molta “serietà”, non c’è gioco. Il gioco inizia nell’essere umano con i giochi d’esercizio (Piaget) fondanti dell’esercizio motorio. Il gioco mette in campo, in discussione, alla prova le progressive acquisizioni motorie i modi via via più complessi. Il gioco non cambia solo di prospettiva psicologica e sociale, nella crescita, ma anche di complessità motoria, ma spesso diviene competizione, ricerca di rivalsa del più rispetto al meno “dotato”: l’elemento della progressione della complessità è insito nelle abilità circensi ma, nelle forme del piccolo circo e del circo sociale, è scevro da competizioni e confronti, semmai recupera la ricchezza delle differenze. L’articolazione delle proposte motorie è sempre maggiore e richiede risposte sempre più raffinate ed originali, per realizzare le quali la creatività e la conoscenza delle proprie potenzialità espressive, inventive e di realizzazione divengono fondamentali.
Le abilità circensi richiedono fin dalle prime fasi dell’apprendimento una concentrazione sull’espressione e la condivisione del proprio mondo interiore. Come ogni gioco, promuove la simbolizzazione della realtà e quindi del pensiero e, negli individui via via più adulti, si manifesta come una competente e ricca produzione culturale personale finalizzata ad affinare anche il senso artistico.
Il processo motorio e di simbolizzazione proseguono di pari passo, comportando una maturazione delle categorie psichiche, relative alla propria crescita interiore, ai propri modelli di riferimento comportamentali e sociali, ai modi di decodificare e motivarsi la realtà. Attraverso l’esplorazione degli effetti prodotti dalla presentazione degli spettacoli prodotti individualmente ed in gruppo, ciascun individuo ha l’opportunità, come nel gioco, di rivedere e rafforzare le proprie categorie di riferimento, codificate a proprio modo attraverso l’uso personalizzato di schemi motori e posturali e di simboli.
Ritengo che la modalità degli operatori di piccolo circo e circo sociale debba essere fondata sull’umorismo, per tutti gli effetti positivi che abbiamo analizzato, in modo da poter accompagnare processi piacevoli e divertenti di crescita, vivere positivamente e propositivamente le proposte più varie ed i processi più originali, disporsi alla conquista dell’autonomia personale ed altrui.
Una crescita consapevole degli schemi motori e posturali e delle capacità senso-percettive ed una conscia attuazione delle categorie mentali originali ed acquisite, ritengo svolgano un ruolo fondamentale nel lasciar crescere una congruità interna allo schema corporeo che sappia integrare una congruità fisiologica capace di affrontare l’eventuale malattia, conoscendola come alterazione di funzionamenti noti, percepibili, esperibili. Un processo nel quale l’operatore di abilità circensi può già accompagnare i diversabili o le marginalità sociali, nella chiarezza di analisi dei punti di partenza, ovviamente specifici nel primo caso ed originali in principio nel secondo, e degli obiettivi possibili.